COOKIE

Il nostro sito utilizza dei cookies, ovvero piccoli file che durante la navigazione il tuo computer scarica da ogni sito web e che servono per migliorare delle funzionalità di autenticazione e navigazione .

Rassegna cinematografica

Mille e Una Donna
Rassegna cinematografica - Lo sguardo delle donne: registe dal Nord Africa e Medio Oriente.
cinema Mignon Montelupo Fiorentino 17-24 ottobre e 7 -14 novembre 2013

La donna fra Occidente e Oriente: il progetto si ispira alla figura di Shéhérazade, che grazie alla sua capacità di racconto ha saputo creare storie, mondi e figure…. Attraverso incontri, seminari, mostre, rassegne teatrali e cinematografiche si vuole indagare il ruolo centrale che viene ora riconosciuto alla creatività femminile nei diversi settori dell’espressività artistica – dall’arte visiva alla musica, dalla danza alla poesia, dalla letteratura al cinema, dal teatro alla fotografia e naturalmente alla ceramica. Vogliamo lasciar parlare le donne per comprendere come leggono il mondo, lo spazio e il tempo, come vivono il rapporto con la natura, l’ambiente, l’altro da sé.

La rassegna cinematografica
La creatività delle donne della vasta area del Nord Africa e Medio Oriente (comunemente definita MENA) è tanto controversa e discussa nel mondo occidentale quanto spesso poco nota. Esigenze di mercato e il bisogno di trovare costanti conferme alle proprie sicurezze fanno sì che la produzione artistica di quei mondi vicini eppure lontani venga filtrata in base a quelle che si pensano siano le esigenze del pubblico occidentale: si prediligono quindi temi “esotici” e/o storie che confermino le difficoltà in cui si dibattono le donne nelle società “altre” (soprattutto in quelle da noi definite islamiche), anche a discapito della qualità artistica.
Ciò è vero per quanto riguarda la letteratura, le arti visive, e il cinema, che risulta doppiamente penalizzato, poiché alle difficoltà comuni alle altre opere, in un film vanno aggiunti gli alti costi di produzione, le complesse operazioni per esportarlo e farlo conoscere ai festival internazionali, nonché i problemi legati alla sua distribuzione.
Tuttavia, come testimoniano molte registe in Nord Africa e in Medio Oriente, i problemi di finanziamento non sono legati a un ipotizzabile sessismo tra i produttori, bensì a un'oggettiva, diffusa, cronica e globalizzata carenza di fondi riguardo le attività artistiche e culturali, specie se costose come un film.
Se nel mondo arabo le donne sono apparse alla regia già alla fine degli anni '20 (soprattutto in Egitto e in Libano), costituendo, come comprensibile, un fenomeno di élite, è soprattutto nelle ultime decadi che si riscontra un incremento di produzione sia da parte di registe affermate,sia di giovani che si affacciano al cinema quale forma artistica privilegiata per poter esprimere loro stesse nonché per registrare i profondi cambiamenti che stanno vivendo le loro società. Si tratta di un fenomeno che fa dichiarare provocatoriamente alla regista palestinese Annemarie Jacir di percepire una maggior presenza di registe nel mondo arabo e iraniano rispetto a quante ce ne siano a Hollywood (The Guardian 3/4/2013).
Le registe arabe e iraniane contrappongono immagini vere agli stereotipi perpetuati su di loro in tante storie narrate da altri. Ciò non significa che rifiutino di narrare i problemi e le sfide che le donne delle loro regioni debbono superare quotidianamente, né che evitino il crudo realismo del cinema impegnato. Ma lo fanno a loro modo, spesso rivestendo di poesia situazioni scabrose, altre volte abbattendo tabù che raccontano con le tecniche del realismo magico, altre ancora semplicemente fotografando la realtà, senza commenti esotici. I ritratti che esse immortalano sono intensi e problematici, le tematiche attuali e vibranti, lo sguardo all'interno delle loro società profondo e pungente.
Questa breve rassegna intende non solo rendere omaggio a alcune di queste artiste, ma, in particolare, offrire nuove prospettive che aiutino a comprendere meglio ciò che sta accadendo dall'altra parte del Mediterraneo allargato. (Anna Vanzan,  Iranista e islamologa, scrittrice e docente, PhD - New York University ed esperta di questioni di genere nelle realtà islamiche)

Programma della Rassegna Cinematografica
17 Ottobre 2013, Cinema Mignon
Ore 21,00 Incontro con Anna Vanzan
Ore 21,30 Proiezione
Barakat! (Basta!)
regia di Djamila Sahraoui
sceneggiatura: Djamila Sahraoui e Cècile Vargaftig
Fotografia: Katell Djann
interpreti: Rachida Brani, Fettouma Ousliha Bouamari, Zahir Bouzrar, Malika Belbey, Ahmed Benaissa
Algeria/Francia 2006
90'- versione arabo/francese, sottotitolata in italiano
Il primo lungometraggio per la regista algerina è un film on the road: nell'Algeria degli anni '90, alla vigilia di un un lungo periodo di terrore che insanguinerà il Paese per oltre dieci anni, un giornalista impegnato scompare. La giovane moglie, Amel, medico di pronto soccorso, si mette sulle sue tracce aiutata da Khadija, un'infermiera del suo ospedale assai più anziana di lei.
Incuranti degli ostacoli che si frappongono al loro cammino, irto di posti di blocco, imboscate da parte di milizie armate e tappe forzate per il coprifuoco, le due donne sfidano un mondo maschile e patriarcale, consolidando un sentimento di amicizia e di solidarietà. Il viaggio attraverso i bellissimi paesaggi algerini è altresì simbolo del movimento delle donne e del fermento del cinema algerino.
Presentato a numerosi festival internazionali, Barakat è stato premiato, tra gli altri, al Festival del Cinema Africano di Milano e al Dubai Film Festival nel 2006 e al Panafrican Film and Television Festival di Ouagadougou (2007).
Djamila Sahroui è nata in Algeria nel 1950 e si è trasferita in Francia nel 1975. E' soprattutto regista di documentari, quali Houria (1980); Avoir 2000 ans dans les Aurès (1990); Prénom Marianne ( 1992); La moitié du ciel d'Allah (1996); Algérie, la vietoujours (2001); Et les arbres poussent en Kabylie (2003). Il suo ultimo film è il drammatico Yema (2012), una co-produzione tra Francia, Algeria e Emirati Arabi.

24 Ottobre 2013, Cinema Mignon
Ore 21,30 Proiezione del primo cortometraggio
Sour la route du paradis (Sulla strada del paradiso)
regia di Uda Beniamina
sceneggiatura: Malik Rumeau e Uda Beniamina
fotografia: Michaȅl Caprom
interpreti: Majdouline Idrissi, Miroslav Gulvas, Mounir Margoum, Sanna Marouk, Yanis Siraj - Marocco-Francia 2011
43'- versione arabo/francese, sottotitolata in italiano

Il mondo ritratto da questo cortometraggio è quello vissuto da Sarah, emigrata clandestina in Francia insieme al fratello Bilal e alla madre Leila, in attesa di congiungersi al padre che lavora in Inghilterra. I tre vivono nella roulotte di un campo nomade dove campano molti personaggi che la società considera “strani”, ma che manifestano affetto e solidarietà ai due bambini marocchini, soprattutto quando questi vengono cacciati dalla scuola perché irregolari. E' Sarah quella che soffre di più per l'allontanamento della scuola (divenendo simbolo di tutte quelle donne che non possono fruire di un'educazione), mentre la madre anela solo a raggiungere il marito in Inghilterra, il “paradiso”. Intanto, però, il suo sogno deve passare per un altro paradiso, anzi, il “Paradise”, un locale notturno nel quale è costretta a lavorare per mandare avanti la famiglia.
La regista denuncia così, attraverso gli occhi innocenti e fiduciosi di una bambina, le condizioni di precarietà patite dai figli degli immigrati clandestini.
Uda Benyamina è nata in Marocco nel 1981 e ha studiato recitazione a Parigi, Mosca e New York. Regista soprattutto di cortometraggi per le televisioni francesi, nel 2005 ha fondato l'organizzazione no profit 1000 visages che si propone la diffusione della cultura cinematografica. Fra i suoi numerosi corti: Paris vs banlieu (2006); Taxiphone francaoui (2006); Le clou an chasse un autre (2008); Ma poubelle géante (2011); Le commencement (2011).
a seguire, proiezione del secondo cortometraggio

Soubrasauts (Sobbalzi)
regia di Leyla Bouzid
sceneggiatura:Leyla Bouzid, Marie-Sophie Chambon
Fotografia: Alexandra Sabathé
Interpreti: Hamza Ben Youssef, Amira Chebli, Mariem Ferjani, Bouraouïa Marzouk, Salah Seghidi
Tunisia-Francia 2011
22' - versione araba sottotitolata in italiano
E' il corpo il protagonista assoluto di questo breve ma pregnante film, quel corpo che nelle società musulmane è spesso irrisolto e reca su di sé le contraddizioni della comunità in cui si esprime. Il corpo in questione è quello della giovanissima Amal, un corpo ferito che solo la madre può curare, perché solo lei sa che deve manifestare solidarietà alla figlia pur, al contempo, tenendo nascosti i segni della violenza all'esterno, a quel “fuori” dove la società tunisina finge di essere libera, mentre invece isola nelle maglie del perbenismo gli individui che non si conformano al giudizio imperante.
Alla fine la solidarietà tra donne prevale e la loro gita al mare segna il cammino verso l'emancipazione dal giudizio degli altri.
Leyla Bouzid (Tunisia 1984), figlia d'arte (il padre Nouri è uno dei registi tunisini più noti) ha studiato letteratura a Parigi, per poi passare al cinema prima come assistente regista e poi alla direzione di corti, come Sbeh el Khir (2006), Bonjour (2008), La tête qu'elle veut (2010); Condamnations (2010); Un ange passe (2011). E' molto attiva nell'Associazione dei Giovani registi Tunisini.
Soubresauts ha vinto il premio speciale per il talento emergente conferito nel 2013 dal Birds Eye View Film Festival di Londra.

7 Novembre 2013
Cinema Mignon - Ore 21,30
Buda az sharm foru rikht (Sotto le rovine del Buddha)


regia di Hana Makhmalbaf
sceneggiatura: Marziyeh Meshkini
fotografia: Ostad Ali
interpreti: Nikbakht Noruz, Abbas Alijome, Abdolali Hoseinali
Iran 2007
81'- versione persiana sottotitolata in italiano
Accanto alle rovine delle gigantesche statue di Buddha ridotti in macerie dai Taleban vivono molte famiglie, in indigenza fisica e morale. Alcuni bambini riescono ad andare a scuola, con grande invidia della piccola Bakhtay, sei anni, per la quale, in quanto femmina, l'istruzione è un doppio miraggio. Ma Bakhtay è coraggiosa, e armata di un quaderno e di un rossetto come penna tenta l'avventura verso la scuola e la sua emancipazione; viene però ostacolata dai suoi coetanei che giocano a fare la guerra, unica attività che gli afghani conoscono da decadi, e vorrebbero perpetuare sulla piccola amica le stesse violenze che gli adulti attuano sulle donne.
Nel Paese dove Buddha è sprofondato per la vergogna (questo il titolo originale del film) che futuro possono avere dei bambini che hanno visto solo violenze, che giocano a far la guerra e a lapidare le coetanee?
Hana Makhmalbaf (Iran 1988) è figlia d'arte: sono acclamati registi il padre Mohsen, la sorella Samira e la matrigna Marziyeh Meshkini e insieme posseggono una casa di produzione (Makhmalbaf Film House). Hana gira il suo primo corto (Lezat-e divanegi, Il piacere della follia) a 14 anni, allorché accompagna la famiglia in Afghanistan per girare una serie di film, tutti intesi a denunciare la violenza lì imperante, soprattutto quella contro le donne. Tuttavia, anche se ambientati nel Paese divenuto emblema stesso della misoginia, i racconti dei Makhmalbaf sono delle denunce contro le violenze perpetuate ai danni di tutte le donne del mondo.
Sotto le rovine del Buddha ha ricevuto numerosissimi premi, tra cui il Premio Speciale del Festival di S. Sebastiano (2007), l'Orso di Cristallo del festival di Berlino (2008);e il FIPRESCI al Festival del Women's Film Festival di Ankara (2008).
14 novembre 2013
Cinema Mignon  - Ore 21,30 


Rachida
regia di Yamina Bachir-Chouikh
sceneggiatura: Yamina Bachir-Chouikh
fotografia: M. Ben Mihoub
interpreti: Ibtissem Djouadi, Bahia Rachidi, Zachi Boulenafed, Rachida Messaouden. Algeria- Francia 2002
100' versione arabo/francese, sottotitolata in italiano

Rachida, vent'anni, fa la maestra in una scuola popolare d'Algeri. Una mattina viene avvicinata da quattro ragazzi, uno dei quali è un suo ex scolaro, Sofiane, il quale le ordina di mettere una bomba nella scuola. Rachida si rifiuta e i terroristi le sparano lasciandola a terra in un lago di sangue. Rachida si salva e si rifugia in campagna con la madre e le loro vite s'intrecciano con quelle di altre donne, di bambini, di algerini di ogni età che aspirano solo a vivere in pace.
Yamina Bachir-Chouikh s'ispira a una storia vera per rievocare il periodo di terrore vissuto dall'Algeria negli anni '90 e ne fa protagoniste le donne, che costituiscono uno dei segmenti della società algerina che più hanno sofferto la violenza vigliacca del terrorismo.

Yamina Bachir-Chouikh (Algeria 1954) ha iniziato la sua carriera negli anni '70 come montatrice, lavorando con grandi registi algerini. E' divenuta quindi sceneggiatrice e proprio nel 1996 ha scritto Rachida, realizzato come suo primo lungometraggio solo sei anni dopo. Rachida non solo ha ottenuto numerosi premi internazionali (solo nel 2002, Satyajit Ray Award al London Film Festival, Best Film Award dell' Amiens International Film Festival, Namur International Festival di Film in Lingua francese, Marrakesh Film Festival, Vallodolid Film Festival), ma è altresì divenuta la più popolare rievocazione visiva del dramma algerino degli anni '90.

Per maggiori informazioni
Mignon Centro Spettacolo e Cultura
Via Baccio da Montelupo, 31
tel. 0571-51140 - fax 0571-51140
info@cinemamignon.it
 
Museo della Ceramica 0571/51352 info@museomontelupo.it
 
Ingresso gratuito



Foto & video